Diagnosi da adulti?

E adesso giù la maschera!

Parola d'ordine un-masking

Dopo la diagnosi, cosa succede davvero?
Ricevere la diagnosi è solo l'inizio.

Al termine del percorso diagnostico riceverai una proposta terapeutica costruita sul tuo profilo specifico, non un protocollo standard, ma una combinazione di interventi scelta insieme a te in base ai tuoi obiettivi.


L'obiettivo non è "normalizzarti", ma darti strumenti per vivere meglio restando te stesso — riducendo il peso del masking e del sovraccarico cognitivo, sensoriale e relazionale.

Prenota il colloquio

I percorsi che proponiamo

  • Psicoeducazione Individuale

    Incontri individuali per capire a fondo il proprio funzionamento: come si manifesta l'autismo nella tua quotidianità, quali sono le tue risorse e come riconoscere i segnali di sovraccarico prima che diventino burnout.
    È il punto di partenza più comune dopo la diagnosi, con cadenza generalmente settimanale o quindicinale.

    Online o nei nostri studi di Milano.

    Prenota il colloquio 
  • Psicoterapia Individuale

    Percorso con un terapeuta formato sulla neurodivergenza, indicato per affrontare ansia, depressione, burnout autistico o difficoltà relazionali.
    La cadenza viene definita insieme in base agli obiettivi: può essere
    settimanale nelle fasi più intense e diradarsi con il tempo.

    Prenota il colloquio 
  • Psicoterapia di coppia

    Per le coppie in cui una o entrambe le persone sono neurodivergenti, un percorso dedicato a migliorare la comunicazione e gestire le differenze nei bisogni sensoriali e relazionali

    Prenota il colloquio 
  • Social Skills Training di gruppo

    Gruppi a piccoli numeri per allenare la comunicazione sociale in un ambiente sicuro, con altre persone neurodivergenti.

    I gruppi vengono attivati periodicamente
    durante l'anno: lavoro pratico su situazioni quotidiane, dal contesto
    lavorativo alle relazioni.

    Prenota il colloquio 
  • Supporto nel contesto scolastico e/o lavorativo

    Un percorso mirato a individuare quali accomodamenti ragionevoli richiedere per lo studio o il lavoro e come gestirne la comunicazione, anche in vista delle tutele previste dalla normativa vigente. Supporto e inserimento in tirocini formativi e lavorativi.

    Prenota il colloquio 
  • Valutazione e supporto per ADHD in comorbidità

    Se durante la diagnosi emergono anche caratteristiche ADHD (profilo AuDHD), l'équipe può proporre un percorso valutativo dedicato e, se necessario, un supporto psichiatrico specifico — incluso, dove indicato, un eventuale supporto farmacologico, sempre dopo aver esplorato le strategie psicoeducative.

    Prenota il colloquio 

Come si struttura il percorso

Come decidiamo insieme il percorso

Funzionamento autistico

Al termine della diagnosi, l'équipe — composta da psichiatra, tecnico della riabilitazione psichiatrica e psicoterapeuta — ti presenterà una proposta che ti indicherà quali di questi percorsi sono più adatti per te e con quale priorità.
Gli incontri individuali si svolgono online o presso i nostri studi di Milano; i gruppi partono in date programmate durante l'anno e te ne comunicheremo la disponibilità.
Il percorso non è rigido: viene monitorato e ricalibrato nel tempo in base ai risultati e ai tuoi obiettivi.

Prenota

Q&A sullo spettro autistico negli adulti

F.A.Q

Autismo e ADHD: possono coesistere? Come si distinguono?

Sì, autismo e ADHD sono due condizioni distinte che possono coesistere nella stessa persona — si parla di doppia diagnosi o profilo AuDHD. Le stime indicano che una percentuale significativa di persone autistiche presenta anche caratteristiche ADHD, e viceversa.

Le differenze: l'ADHD è caratterizzato principalmente da difficoltà di attenzione, impulsività e iperattività (che negli adulti si manifesta spesso come irrequietezza interiore o logorrea). L'autismo si caratterizza invece per differenze nella comunicazione sociale, sensibilità sensoriale, necessità di routine e interessi intensi e specifici.

In pratica si sovrappongono spesso su aree come la disregolazione emotiva, le difficoltà esecutive e l'iperfocalizzazione. Una valutazione approfondita è il solo modo per distinguerle e capire quale delle due (o entrambe) descrive meglio il tuo funzionamento.

Cosa sono i livelli di autismo (livello 1, 2, 3)?

Secondo il DSM-5, l'attuale manuale diagnostico di riferimento, l'autismo non è più suddiviso in categorie separate (come la vecchia distinzione tra autismo e sindrome di Asperger) ma è concepito come uno spettro unico, suddiviso in tre livelli in base al bisogno di supporto — non alla gravità come spesso si crede erroneamente.

Il livello 1 indica un bisogno di supporto lieve: la persona funziona in modo relativamente autonomo ma può incontrare difficoltà significative in contesti sociali complessi o sotto stress. Il livello 2 indica un bisogno di supporto sostanziale. Il livello 3 indica un bisogno di supporto molto sostanziale.

È importante sottolineare che il livello non descrive il valore, l'intelligenza o il potenziale della persona — descrive solo quante risorse esterne sono necessarie per supportarne il funzionamento in questo momento.

Cos'è il burnout autistico e come si riconosce?

Il burnout autistico è uno stato di esaurimento profondo e specifico, distinto dalla depressione e dal burnout lavorativo. Non scompare dormendo di più: riguarda l'intero sistema nervoso, cronicamente sovraccaricato da stimoli sensoriali, masking prolungato e richieste sociali eccessive.

I segnali principali sono: stanchezza estrema che non passa con il riposo, regressione di abilità (difficoltà improvvise nel parlare, nel prendere decisioni, nel fare cose che prima riuscivano), aumento della sensibilità sensoriale, ritiro sociale, irritabilità e senso di perdita di controllo. La differenza dalla depressione è che il burnout autistico migliora con una riduzione delle richieste ambientali e del masking, non con i classici interventi sull'umore.

Molti adulti arrivano alla diagnosi di autismo proprio dopo un episodio di burnout: è il momento in cui le strategie di adattamento smettono di funzionare e le caratteristiche autistiche diventano visibili anche a se stessi.

Autismo e relazioni di coppia: cosa succede e cosa si può fare?

Le relazioni di coppia con una o entrambe le persone autistiche funzionano diversamente, non necessariamente peggio. Le difficoltà più comuni riguardano la comunicazione delle emozioni (non perché non si provi empatia, ma perché il modo di riconoscerla ed esprimerla può essere diverso), la gestione delle aspettative implicite, e le differenze nelle necessità sensoriali o nella gestione della routine.

Frequente è anche la cosiddetta teoria della doppia empatia: le difficoltà comunicative tra persone autistiche e neurotipiche non dipendono solo dalla persona autistica, ma da una differenza bidirezionale nel modo di comunicare e interpretare i segnali sociali.

Psicoterapia di coppia con professionisti che conoscono l'autismo, e una maggiore consapevolezza da parte di entrambi i partner, possono fare una grande differenza.

Autismo e depressione: sono collegati?

Sì, esiste una correlazione significativa. Circa il 54% degli adulti autistici presenta almeno una comorbilità psichiatrica, con ansia e depressione ai primi posti. Questo non significa che l'autismo causi depressione, ma che le condizioni di vita di molte persone autistiche — l'isolamento sociale, la fatica del masking, le difficoltà lavorative, l'esperienza di non sentirsi capiti — possono favorire lo sviluppo di stati depressivi.

È fondamentale distinguere tra depressione vera e propria (che richiede un trattamento specifico) e burnout autistico (che richiede invece una riduzione delle richieste e degli stressor). Le due condizioni possono coesistere, ma confonderle porta a trattamenti inefficaci.

Quanto costa il percorso diagnostico completo?

Il percorso inizia con un primo colloquio di valutazione al costo di €80, al termine del quale puoi liberamente decidere se proseguire con la diagnosi o fermarti. Questo primo incontro serve a capire insieme se ha senso avviare una valutazione completa.

Per i costi del percorso diagnostico completo, ti invitiamo a contattarci direttamente: la struttura economica può variare in base al tipo di approfondimento necessario. Non ci sono impegni economici prima del colloquio iniziale.

Posso portare un familiare o una persona di supporto durante le sedute?

Sì. Sappiamo che affrontare un percorso diagnostico può essere impegnativo, e avere una persona di fiducia al proprio fianco può fare la differenza. La presenza di un familiare o di una persona di supporto può essere utile anche nella raccolta anamnestica, poiché i ricordi e le osservazioni di chi ti conosce da vicino arricchiscono il quadro clinico.

Se hai bisogno di accomodamenti specifici durante le sedute (come materiali scritti, pause più frequenti, ambiente a bassa stimolazione sensoriale), comunicacelo al momento della prenotazione e faremo del nostro meglio per adattarci.

Sono in terapia da anni senza risultati: può essere legato all'autismo non diagnosticato?

È una situazione molto comune. Molte terapie generiche — anche se condotte bene — non producono i risultati attesi nelle persone autistiche perché non tengono conto delle specificità del funzionamento neurodivergente. Strategie che funzionano per la maggior parte delle persone possono non funzionare (o addirittura peggiorare la situazione) per chi è nello spettro.

Se sei in terapia da tempo senza notevoli miglioramenti, potrebbe valere la pena chiedere una valutazione per autismo. Una diagnosi non invalida il lavoro fatto fino a ora, ma può aprire un percorso terapeutico molto più efficace e specifico per il tuo funzionamento.

Avete esperienza con la diagnosi femminile e le presentazioni atipiche?

Sì. La nostra équipe è specificamente formata per riconoscere le presentazioni femminili e le forme di autismo con alto livello di funzionamento, che spesso sfuggono ai percorsi diagnostici tradizionali. Conosciamo il gender gap diagnostico e sappiamo cercarlo nelle storie di chi si rivolge a noi.

Se sei una donna, una persona non-binary o ti identifichi nelle storie di chi ha fatto masking per tutta la vita, sei nel posto giusto. Il nostro approccio non si basa sullo stereotipo del bambino autistico ma sulla realtà dell'autismo in età adulta, in tutta la sua varietà.

Ricevere una diagnosi da adulto cambia qualcosa concretamente?

Per molte persone sì, profondamente. La diagnosi tardiva spesso innesca un processo di rielaborazione della propria storia: episodi di difficoltà scolastica, lavorativa o relazionale che prima sembravano inspiegabili acquistano finalmente un senso. Molte persone descrivono la diagnosi come liberatoria, perché permette di smettere di incolparsi per caratteristiche che sono semplicemente parte del proprio funzionamento neurologico.

Sul piano pratico, la diagnosi apre l'accesso a percorsi terapeutici mirati (molto più efficaci di terapie generiche), a tutele lavorative, a supporti assistenziali e a una comprensione di sé che può migliorare significativamente la qualità di vita.

Quali diritti e tutele esistono in Italia per gli adulti autistici?

Il quadro normativo principale è la Legge 134/2015, che obbliga il SSN a garantire diagnosi, trattamenti basati su evidenze e percorsi di presa in carico lungo tutto l'arco della vita. A questa si affianca il D.Lgs. 62/2024, che ha introdotto la riforma della disabilità con valutazione multidimensionale unica.

In ambito lavorativo: il collocamento mirato (Legge 68/1999), gli accomodamenti ragionevoli sul posto di lavoro (D.Lgs. 62/2024), e permessi o congedi retribuiti in alcuni casi. Sul versante economico: invalidità civile con relativo assegno mensile o pensione, e indennità di accompagnamento nei casi di maggiore compromissione funzionale.

Per accedere a queste tutele è necessario avviare un percorso di riconoscimento presso la propria ASL con il supporto della diagnosi. Ti consigliamo di affidarti a un patronato o a un'associazione specializzata per orientarti tra le pratiche amministrative.

Che tipo di terapia o supporto offrite dopo la diagnosi?

Dopo la diagnosi proponiamo un percorso terapeutico multidisciplinare costruito sulle tue esigenze specifiche, non una terapia generica. L'équipe è composta da psichiatra, tecnico della riabilitazione psichiatrica e psicoterapeuta che lavorano in sinergia.

Gli obiettivi del percorso possono includere la gestione del burnout autistico, la riduzione del masking non volontario, il miglioramento della regolazione emotiva, il supporto nelle relazioni e nel contesto lavorativo. Non si tratta di correggere l'autismo, ma di costruire strategie per stare meglio nel mondo così com'è, senza rinunciare a chi sei.

Come si comunica la diagnosi al lavoro? È obbligatorio dirlo?

No, non sei obbligato a comunicarlo al datore di lavoro. La diagnosi è una tua informazione personale e protetta dalla normativa sulla privacy.

Tuttavia, se desideri richiedere accomodamenti ragionevoli (come orari flessibili, spazi di lavoro più silenziosi, istruzioni scritte anzié verbali) potresti aver bisogno di fornire documentazione medica. In questo caso, non è necessario rivelare la diagnosi completa: spesso è sufficiente la certificazione del medico competente aziendale che attesta il bisogno di specifici supporti, senza entrare nel dettaglio della diagnosi.

La scelta di divulgare o meno è personale e dipende molto dal contesto lavorativo. Parlarne con il tuo terapeuta può aiutarti a valutare pro e contro nel tuo caso specifico.

Quanto dura il processo diagnostico e quante sedute richiede?

Il nostro percorso diagnostico è strutturato per essere completo ma efficiente. Si parte con un primo colloquio di valutazione (€80), al termine del quale puoi decidere se proseguire o fermarti senza impegno.

Se decidi di continuare, il percorso completo include un colloquio psichiatrico, una raccolta anamnestica approfondita e tutti i test psicologici necessari. In circa due settimane l'équipe multidisciplinare è in grado di formulare una diagnosi e consegnarti un report scritto con gli esiti dei test e un'eventuale proposta terapeutica.

Posso fare la diagnosi online o devo venire fisicamente?

Puoi scegliere entrambe le modalità. Siamo il primo istituto in Italia con un servizio esclusivamente dedicato alla diagnosi di autismo in età adulta disponibile anche completamente online, senza necessità di spostarti.

Se preferisci la modalità in presenza, il nostro studio si trova a Monza. La scelta tra online e in presenza non influisce sulla qualità o sulla validità della diagnosi.

Qual è la differenza tra una diagnosi privata e quella del SSN?

Entrambe hanno validità clinica e legale, ma esistono differenze pratiche importanti. Attraverso il SSN la diagnosi è gratuita, ma i tempi di attesa possono essere molto lunghi — spesso mesi o anni — e non tutti i centri pubblici sono specializzati nella diagnosi in età adulta, che richiede competenze diverse rispetto all'età evolutiva.

Una diagnosi privata consente tempi più rapidi, maggiore specializzazione (in particolare per la presentazione negli adulti e nelle donne) e un approccio più personalizzato. In entrambi i casi, la diagnosi è un documento clinico riconosciuto che può essere utilizzato per accedere a tutele lavorative, agevolazioni e percorsi terapeutici.

Il nostro percorso parte da un primo colloquio a €80, al termine del quale puoi decidere liberamente se proseguire.

La diagnosi è valida a livello legale e amministrativo in Italia?

Sì. Una diagnosi formale di disturbo dello spettro autistico ha piena validità clinica e può essere utilizzata per attivare una serie di tutele. È il documento di partenza per richiedere il riconoscimento di invalidità civile o la certificazione ai sensi della Legge 104/92, che a loro volta aprono l'accesso a benefici economici, agevolazioni lavorative e supporti assistenziali.

In ambito lavorativo, la diagnosi permette di richiedere accomodamenti ragionevoli ai sensi del D.Lgs. 62/2024 e di accedere al collocamento mirato previsto dalla Legge 68/1999. È importante che la diagnosi sia redatta da professionisti abilitati e includa gli strumenti valutativi utilizzati.

Ho già una diagnosi di ansia o depressione: posso fare comunque una valutazione per autismo?

Assolutamente sì — e spesso è proprio questa la situazione di partenza. Molti adulti autistici hanno ricevuto in precedenza diagnosi di ansia generalizzata, depressione, disturbo bipolare o disturbo borderline, perché i loro sintomi sono stati interpretati senza riconoscere il quadro sottostante di neurodivergenza.

Ansia e depressione possono coesistere con l'autismo (si parla di comorbilità) oppure possono essere il risultato del masking prolungato e dello stress cronico legato al vivere in un mondo non progettato per i cervelli neurodivergenti. Avere già una diagnosi non esclude l'autismo — anzi, è uno dei percorsi più comuni verso la diagnosi in età adulta.

Cosa succede se il percorso non porta a una diagnosi di autismo?

Il percorso ha comunque valore. Una valutazione approfondita permette in ogni caso di capire meglio il proprio funzionamento, escludere o confermare ipotesi, e ricevere indicazioni cliniche utili. Se l'autismo non è presente, la valutazione può comunque portare alla luce altre caratteristiche di neurodivergenza (come l'ADHD), o aiutare a comprendere meglio le difficoltà che si stanno vivendo.

In ogni caso, dopo il primo colloquio (€80) puoi fermarti liberamente senza dover procedere con l'intero percorso diagnostico.

Cos'è il masking e perché rende difficile riconoscersi come autistici?

Identità

Il masking — detto anche camuffamento o camouflage — è il processo, spesso inconscio, con cui una persona autistica impara a imitare comportamenti sociali neurotipici per ridurre il senso di diversità e prevenire esclusione o giudizio.

Chi fa masking fin dall'infanzia può avere sviluppato strategie di adattamento così efficaci da non sembrare "abbastanza autistico" agli occhi degli altri — e spesso nemmeno ai propri. Questo è uno dei motivi principali per cui molti adulti ricevono la diagnosi tardi.

Il problema è che il masking ha un costo enorme: richiede uno sforzo mentale ed emotivo continuo che, nel tempo, può portare a esaurimento cronico, ansia, depressione e burnout autistico. Se ti senti perennemente "in recita" nella vita sociale, è un segnale che vale la pena esplorare.

Posso essere autistico se ho sempre avuto amici e relazioni?

Identità

Sì. L'autismo non implica l'assenza di relazioni o il desiderio di solitudine: molte persone autistiche desiderano profondamente connettersi con gli altri, ma lo fanno in modo diverso o con una fatica maggiore rispetto ai neurotipici.

Avere relazioni non esclude l'autismo. Quello che può differenziare è la quantità di energia investita per "navigare" le interazioni sociali, la sensazione di non capire le regole non scritte, la tendenza a fare masking per essere accettati, o il senso di estraneità anche quando si è in mezzo agli altri.

C'è differenza tra autismo maschile e femminile? Perché nelle donne viene diagnosticato meno?

Identità

Sì, esiste un significativo divario diagnostico di genere (gender gap). Le donne e le persone AFAB (assegnate femmine alla nascita) tendono a essere diagnosticate molto più tardi — o non lo vengono affatto — per una serie di ragioni.

Primo, i criteri diagnostici classici sono stati costruiti su studi condotti prevalentemente su maschi, e quindi rispecchiano una presentazione "maschile" dell'autismo. Secondo, le donne autistiche tendono a fare masking in modo più sofisticato e precoce, imparando a imitare comportamenti sociali con maggiore precisione. Terzo, gli specialisti che non conoscono bene la presentazione femminile dello spettro spesso interpretano i segnali come ansia, disturbo borderline o disturbi dell'umore.

Il risultato è che molte donne arrivano alla diagnosi dopo anni di diagnosi errate e terapie che non funzionavano. Se sei una donna e ti riconosci nelle caratteristiche dello spettro, questa è una ragione in più per rivolgerti a specialisti esperti nella presentazione femminile.

Il test di autovalutazione è sufficiente per capire se sono autistico?

Identità

No. Il test di autovalutazione è uno strumento utile per capire se vale la pena approfondire, ma non costituisce in alcun modo una diagnosi. Può aiutarti a riconoscere delle caratteristiche e a decidere se avviare un percorso diagnostico formale, ma non ha valore clinico.

Una diagnosi di autismo richiede una valutazione multidisciplinare con colloquio psichiatrico, raccolta anamnestica e test psicologici standardizzati condotti da professionisti specializzati. Solo al termine di questo processo si può parlare di diagnosi.

Se il test evidenzia caratteristiche autistiche, ti consigliamo di prenotare un primo colloquio con la nostra équipe per valutare insieme i passi successivi.